GIANNI SCHICCHI E SUOR ANGELICA


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Una serata unica per assistere a due atti unici composti dal grande Giacomo Puccini, considerato da sempre uno dei maggiori e più significativi operisti di tutti i tempi. Un cast d’eccezione composto dai partecipanti al Premio Etta e Paolo Limiti Opera, il concorso lirico fondato da Paolo Limiti che si è tenuto lo scorso maggio proprio al TAM. Gianni Schicchi Gianni Schicchi è ambientato a Firenze alla fine del XIII secolo. Gianni Schicchi viene chiamato dai parenti del defunto Buoso Donati che ha lasciato tutta l’eredità a un convento di frati. All’inizio rifiuta perché non vuole collaborare con coloro che fanno parte dell’aristocrazia fiorentina e che disprezzano la “gente nova” e quindi lo considerano un parvenu. La figlia Lauretta gli fa pressione affinché egli accetti e aiuti la famiglia Donati, essendo lei innamorata di Rinuccio, il nipote di Buoso. Gianni riesce a capire come portae la situazione a suo vantaggio, fa nascondere il cadavere di Buoso e si infila nel suo letto per poterlo imitare e fare un falso testamento. Schicchi rassicura prima i parenti di accontentare tutti e rammenta loro che per i falsi testamenti in Firenze si viene condannati all’esilio e al taglio di una mano. All’arrivo del notaio Gianni Schicchi detta il testamento lasciando tutto a sé stesso. Nel frattempo contempla l’amore di Lauretta e Rinuccio che si abbracciano sul balcone e alle proteste dei parenti agita la mano infilata nella manica del vestito come un moncherino e canticchia il tema dell’esilio ricordando a tutti il rischio che corrono se non stanno buoni, infine dopo aver terminato il testamento caccia tutti di casa ormai divenuta sua. Suor Angelica Angelica, ragazza di nobile famiglia, è stata costretta alla monacazione a causa di una relazione che ha portato poi alla nascita di un bambino che le è stato strappato e di cui ella ignora il destino. Sua zia va a parlarle in convento, Angelica si aspetta di essere perdonata dopo sette anni di convento e di conoscere il destino del suo bambino, ma la vecchia zia è venuta lì per chiederle solamente di rinunciare alla sua parte del patrimonio familiare per darlo come dote a sua sorella minore. Angelica però chiede insistentemente notizie alla zia, la quale in maniera sprezzante le dice che il suo bambino è morto da due anni a causa di una malattia. La monaca, sconvolta, cade a terra straziata. Ma la zia, imperterrita, dopo aver ottenuto la firma sull’atto, se ne va lasciando Angelica col suo dolore. La monaca medita di uccidersi e scende nell’orto del monastero per preparare una bevanda con erbe velenose e raggiungere il suo bambino, mentre muore comprende che il suicidio è peccato e chiede perdono alla Vergine che appare ad Angelica portandole il suo bambino tra le braccia mentre esala l’ultimo respiro.

Teatro Arcimboldi Milano Viale dell'Innovazione, 20, Milano (MI)
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